Sempre i soliti aironi …

 

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Lo scorso fine settimana avrei voluto andare in montagna con l’amico Bruno De Faveri. Il meteo avverso (pericolo valanghe) e alcuni imprevisti ci hanno fatto desistere.

Abbiamo così pensato di fare un salto in Lomellina, per vedere se gli aironi cenerini avessero già iniziato la nidificazione. Il meteo pareva avverso, ma entrambi speravamo in qualche taglio di luce particolare e improvviso.

Ci siamo messi in movimento e, durante il viaggio, riflettevamo su come molti cosiddetti “wildlife photographers” oggi si muovano solo per andare in capo al mondo, a caccia di animali esotici. Tutto il resto pare non esistere. Solo spendendo migliaia di euro, a quanto pare, si fanno belle foto. E poi, volete mettere quanto fa figo rinchiudersi in un capanno vestiti da Rambo?

Noi ci siamo accontentati dei “soliti aironi” … e ci piace così.

Siamo anche tornati il sabato successivo, con condizioni un po’ diverse. La natura sa essere grandiosa sempre, anche a poca distanza dalla porta di casa.

Ma se qualcuno vuole aggregarsi, presto ci metteremo in movimento per cercare il “chiurlo rosa sfaccendato”. L’ideale sarebbe fotografarlo mentre preda il dahu, vedremo …

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La bellezza

_dsc8304Oggi sono salito a Ceresole con l’intenzione di fotografare il gipeto. Una breve salita su neve ghiacciata (così ho ripreso confidenza con i ramponi “veri”, non i ramponcini da escursione che porto di solito) e poi tanto tempo per attendere. Il mio amico pennuto ha deciso di spendere il suo tempo altrove, così io ho dedicato il mio a riflettere un po’, nella pace silenziosa della montagna invernale (8° sotto zero …).

Attorno a me non c’era nulla di particolare, o, forse, tutto era particolare. Tante volte diamo le cose per scontate, non ci soffermiamo sui dettagli, vorremmo sempre e solo l’emozione forte, l’esperienza eclatante.

Ho cercato di dedicare la giornata alle piccole cose: i primi raggi del sole appena spuntato dai monti, un camoscio che risaliva un pendio nevoso spazzato da una recente slavina, gli effetti dell’acqua e del ghiaccio lungo il torrente ormai in ombra (con serio rischio di un bagno ghiacciato fuori programma).

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Tornato a casa rimuginavo su una frase letta qualche tempo fa. Dopo un po’ di ricerche l’ho ritrovata: “Quando tu apprezzi la bellezza e l’unicità delle cose ricevi energia. Quando raggiungi un livello in cui provi amore diventi capace di rimandare questa energia”.                         (J Redfield, LA PROFEZIA DI CELESTINO)

Ecco, la montagna per me è questo!

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“Un giorno tutto questo sarà tuo … !”

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Femmina di camoscio con il piccolo. Sullo sfondo la Tresenta. (8 Ottobre 2016)

Mentre passeggiavo sopra il Piano del Nivolet, tra i Laghi Trebecchi e il Lago Nero, questa femmina di camoscio con il suo piccolo si è fermata per un istante sulla cima di un modesto rilievo. In una frazione di secondo ho immaginato questo scatto e il titolo che avrei voluto attribuire ad esso. Mi ha ricordato una famosa scena del film “Il re leone”.

Il tutto è durato un istante. Il tempo per quest’unico click.

Nebbie autunnali sulla Valle dell’Orco

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La Valle dell’Orco dalla diga del lago Serrù (8 Ottobre 2016)

Oggi le previsioni davano tempo bello, al massimo un po’ di nuvolaglia poco significativa. Giunti in valle, però, il tempo pareva promettere ben poco di buono. Salendo, a poco a poco, abbiamo attraversato lo strato di nubi e nebbie, fino a sbucare nel sole, appena sorto di fronte a noi. I raggi ancora radenti, attraversando la nebbia, facevano risaltare le diverse quinte costituite dalle montagne. Abbiamo scattato più in fretta possibile, prima che un vento davvero gelido dissolvesse la magia di quel gioco di luci.

Finalmente autunno!

Ho detto e ripetuto spesso che, in montagna, le mie stagioni preferite sono … tutte, tranne l’estate.

Certo, i mesi estivi, in quota, offrono un po’ di sollievo dal caldo e dall’afa della pianura, danno la possibilità di effettuare scatti alle marmotte nei prati pieni di fiori, con i piccoli dell’anno che iniziano a fare capolino dalle tane, ma … non riesco a entusiasmarmi più di tanto. Troppo caos troppe persone attorno a me.

Io amo la solitudine!

Quando finalmente arriva l’autunno  la montagna torna ad una dimensione più intima, severa ed accogliente al tempo stesso. Allora l’adrenalina e la smania di salire si fanno sentire in maniera difficile da controllare, per cui … non faccio nulla per trattenermi.

Oggi il progetto era quello di salire sopra il colle del Nivolet per effettuare qualche scatto alla catena del Gran Paradiso appena imbiancata dalla prima neve, magari con un cielo interessante per via di qualche nuvola o della foschia bassa. Avevo addirittura ipotizzato di lasciare a casa il teleobiettivo. Per fortuna ho cambiato idea!

Quando sono arrivato alla mia meta ho atteso per alcune ore le condizioni giuste, ma il Grampa è rimasto sempre nascosto. L’ambiente era comunque meraviglioso: ero completamente solo, a quasi tremila metri di quota, in una zona bellissima, immerso nel silenzio più assoluto! Le nubi mi avvolgevano impedendomi di vedere a più di quattro o cinque metri, per poi aprirsi improvvisamente per qualche breve attimo e richiudersi nuovamente.

Visto che la situazione non mutava, ho deciso comunque di spingermi un po’ più avanti e, come al solito, ecco una piacevolissima sorpresa: il primo incontro ravvicinato con il gipeto! Per l’emozione non sono neppure riuscito a fotografarlo! Allora ho atteso un altro po’ e lui si è ripresentato. Questa volta ero pronto e, anche se la luce non era ottimale e c’era un po’ di foschia, ho portato a casa i miei primi scatti a questo grande avvoltoio (circa 3 metri di apertura alare), recentemente reintrodotto con successo nel parco.

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Sulla via del ritorno mi sono imbattuto in una zona ricchissima di stelle alpine, per cui non mi sono fatto scappare l’occasione per portarne a casa qualcuna (ovviamente solo in fotografia).

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Poco oltre ho incontrato un camoscio che mi scrutava con curiosità.

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Ero decisamente soddisfatto, la giornata si era conclusa nel migliore dei modi. O meglio … sembrava conclusa … .

Giunto in vista del piano del Nivolet, con il rifugio albergo Savoia quasi sotto di me, ho preso una traccia di sentiero mai percorsa e …

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… una quantità di camosci come mai ne avevo vis. Dopo essermi solo leggermente avvicinato, per non disturbarli, mi sono seduto su una roccia ed ho trascorso un’ora a guardarli, mentre brucavano serenamente l’erba autunnale.

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Che dire … l’ennesima giornata di pace e bellezza regalatami dal Gran Paradiso!

 

Il ritorno dei gruccioni!

Anche quest’anno sono tornati!
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Il gruccione (Merops Apiaster), tra gli uccelli più colorati e belli della nostra avifauna, dopo aver trascorso la maggior parte dell’anno nell’Africa equatoriale, torna puntualmente, tra aprile e maggio, per riprodursi qui da noi, scavando il nido (un cunicolo, anche di alcuni metri di lunghezza) nelle sponde in terra dei nostri fiumi. Rimane qui per pochi mesi, poi, completata la riproduzione, nel cuore dell’estate riparte con i nuovi nati, per ripresentarsi l’anno successivo.

I gruccioni hanno comportamenti e atteggiamenti curiosi  quanto interessanti: a volte sembra quasi vogliano mettersi in posa per farci divertire.

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Seguono rituali di accoppiamento molto complessi.

Il maschio cattura una preda e la porta alla femmina, che attende impaziente su un ramo. Se quest’ultima accetta il “dono”, avviene l’accoppiamento.

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Dopo la deposizione delle uova, nati i pulcini, l’attività dei gruccioni torna febbrile come nella fase che precede l’accoppiamento. Per gli adulti è un continuo lasciare il nido per cacciare, tornare con la preda, imbeccare i pulcini e ripartire.

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I giovani gruccioni attendono l’imbeccata dagli adulti.

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Gli adulti tornano con la preda …

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… imbeccano i pulcini …

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… e ripartono per una nuova caccia.