Una serata in quota, tra le stelle.

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Da tempo mi frullava per la testa l’idea di trascorrere una serata in alta montagna, per cercare di fotografare la Via Lattea, approfittando dell’assenza di inquinamento luminoso e dell’aria tersa e limpida. Finalmente, qualche giorno fa, si è presentata l’occasione. La sera del 20 agosto sarebbe stata luna nuova e le previsioni meteo erano ottime. Sono così partito con un amico alla volta del Colle del Nivolet, tra Valle dell’Orco (Piemonte) e Valsavarenche (Valle d’Aosta).

Il Nivolet è uno dei luoghi più apprezzati dagli amanti della fotografia notturna, perché la quota e la lontananza dai centri abitati riducono al minimo l’inquinamento luminoso. Per eliminare quasi totalmente questo fastidioso elemento mi sono spinto ancora più in alto, tra i laghi Rosset e Leità. L’obiettivo era effettuare uno scatto che comprendesse la Via Lattea, il lago Leità e la Punta Basei.

Arrivati in zona nel tardo pomeriggio, abbiamo iniziato l’attesa, contemplando la progressiva trasformazione della luce del giorno che virava verso tonalità calde e profonde, che valorizzavano le ombre sempre più lunghe dei monti. Ripensando alla bellissima chiusura della prima egloga virgiliana “maioresque cadunt altis de montibus umbrae“, abbiamo colto l’occasione per qualche scatto panoramico alla catena del Gran Paradiso, valorizzata da un cielo estremamente interessante, quanto foriero di qualche preoccupazione in vista della nottata (belle le nuvole, ma … temevamo di non poter fotografare le stelle).

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Da sinistra a destra: Gran Paradiso (tra le nubi), Tresenta, Ciarforon, Becca di Monciair, Denti del Broglio, Punta Fourà e Punta Violetta. In primo piano il Lago Rosset.

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La catena del Gran Paradiso con gli ultimi raggi di luce.

 

Al calare della notte, con un freddo sempre più intenso, le nubi si sono pian piano dissolte, rivelando uno spettacolo meraviglioso, oltre ogni più rosea aspettativa.

La Via Lattea era visibile ad occhio nudo e siamo riusciti a riprenderla senza problemi, con la chicca, in qualche scatto, di alcune Perseidi (stelle cadenti) ritardatarie, che hanno lasciato le loro scie nel cielo, tra migliaia di stelle.

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Autoscatto durante una ripresa al lago Leità. Una Perseide sta per attraversare la Via Lattea.

 

 

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In questo scatto, appena a destra della Via Lattea, la Punta Basei, in primo piano il Lago Leità e sullo sfondo le Levanne. Si notano due Perseidi, una a sinistra e una a destra della Via Lattea.

 

Materiale fotografico:

Nikon D810

Ottica Nikkor AF-S 14-24 f2,8 G ED

Treppiede Feisol CT 3471

Tecnica utilizzata in fase di ripresa: Applicazione della Noise Reduction su ISO elevati. Praticamente, per evitare il rumore digitale che viene generato dagli ISO elevati, la macchina fotografica effettua due scatti: nel primo riprende la scena, mentre nel secondo scatta un fotogramma nero, che registra esclusivamente il rumore prodotto dai parametri di scatto. In fase di salvataggio viene automaticamente sottratto al primo scatto il rumore evidenziato nel secondo.

In fase di sviluppo del file RAW con Camera RAW e Photoshop CC ho esclusivamente accentuato leggermente la nitidezza e la luminosità delle stelle e, in generale, della Via Lattea.

Lo scatto che cercavo?

Si può dire di aver finalmente realizzato lo scatto dei propri sogni? 

Secondo me no. Quando mi chiedono quale fotografia  desidererei scattare non so che cosa rispondere. Forse non ho molta fantasia, forse aspetto  quelle occasioni imprevedibili che la natura regala a ripetizione, ma che spesso non sappiamo cogliere.

Un paio di mesi fa, durante un sopralluogo nel Parco Nazionale del Gran Paradiso  in preparazione al workshop organizzato dall’ amico Bruno De Faveri, i miei amici stambecchi mi hanno fatto una sorpresa: dopo parecchio scarpinare avevo finalmente trovato il branco dei maschi.  Ho scattato in mezzo a loro per circa un’ora.  Nulla di che. Immagini che certamente avrei cancellato  (come poi ho effettivamente fatto).

A un tratto il branco si è mosso, attraversando una selletta aperta verso il fondovalle. 

Ho riposto l’attrezzatura per scendere, quando due bellissimi esemplari sono tornati indietro e per pochi secondi si sono scambiati cornate. Sembravano su un palcoscenico!

Ho tirato nuovamente fuori la macchina, ho sostituito al volo il teleobiettivo con il grandangolo, cercando di comprendere il più possibile nell’ immagine il bellissimo cielo parzialmente nuvoloso, esponendo in modo tale da rendere gli stambecchi in silhouette. 

Questo è il risultato. 

Per un paio di giorni ho pensato di aver finalmente realizzato lo scatto che sognavo.

Ora ho capito che non è così. 

Lo scatto sognato è sempre un progetto ancora da realizzare. 

Picchio rosso (in giardino)

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Lo scorso anno avevo notato nel giardino un nuovo nido di picchio. Era appena scavato, c’era ancora la segatura a terra … . Purtroppo non avevo avuto la possibilità di approfondire. Quest’anno, verso la metà di maggio, passando nello stesso luogo, ho sentito pigolare. Il suono proveniva chiaramente dal vecchio nido. Mi sono allontanato per osservare senza disturbare e, dopo pochi minuti, ecco iniziare l’andirivieni di una coppia di picchi rossi maggiori. Maschio e femmina continuavano a entrare e uscire, segno evidente che portavano cibo ai nuovi nati. Sono tornato nel pomeriggio per posizionare il capanno mimetico in mezzo agli arbusti, in modo che non fosse motivo di disturbo.

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Per quindici giorni ho continuato a seguire la crescita del piccolo. All’inizio i genitori entravano completamente perché il pulcino era evidentemente piccolissimo. Successivamente ho notato come si spingessero sempre meno in profondità: il piccolino stava crescendo. Ha poi iniziato a sporgersi dal nido, prima timidamente, poi con sempre maggior sicurezza.

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Oggi i genitori non entravano quasi più, ma lo chiamavano dai rami vicini.

Forse anche per lui i avvicina il momento di volare via!

 

Alla ricerca del “LIKE”

La recente comunicazione dei vincitori del noto concorso fotografico OASIS PHOTOCONTEST (http://oasisphotocontest.it/), edizione 2017, ha suscitato mille polemiche. Molti naturalisti, ma anche semplici appassionati, hanno notato un soggetto chiaramente esotico (una particolare mantide che vive nello Sri Lanka) inserito in un contesto tipico dell’Appennino.

Qui un interessante contributo in merito:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10213171457823380&id=1303224314
Credo che oggi la dissennata ricerca del LIKE ad ogni costo porti troppe persone a perdere il contatto con la realtà e un rapporto sincero e genuino con la natura.

Questi sono i nostri tempi … !

La bellezza

_dsc8304Oggi sono salito a Ceresole con l’intenzione di fotografare il gipeto. Una breve salita su neve ghiacciata (così ho ripreso confidenza con i ramponi “veri”, non i ramponcini da escursione che porto di solito) e poi tanto tempo per attendere. Il mio amico pennuto ha deciso di spendere il suo tempo altrove, così io ho dedicato il mio a riflettere un po’, nella pace silenziosa della montagna invernale (8° sotto zero …).

Attorno a me non c’era nulla di particolare, o, forse, tutto era particolare. Tante volte diamo le cose per scontate, non ci soffermiamo sui dettagli, vorremmo sempre e solo l’emozione forte, l’esperienza eclatante.

Ho cercato di dedicare la giornata alle piccole cose: i primi raggi del sole appena spuntato dai monti, un camoscio che risaliva un pendio nevoso spazzato da una recente slavina, gli effetti dell’acqua e del ghiaccio lungo il torrente ormai in ombra (con serio rischio di un bagno ghiacciato fuori programma).

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Tornato a casa rimuginavo su una frase letta qualche tempo fa. Dopo un po’ di ricerche l’ho ritrovata: “Quando tu apprezzi la bellezza e l’unicità delle cose ricevi energia. Quando raggiungi un livello in cui provi amore diventi capace di rimandare questa energia”.                         (J Redfield, LA PROFEZIA DI CELESTINO)

Ecco, la montagna per me è questo!

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“Un giorno tutto questo sarà tuo … !”

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Femmina di camoscio con il piccolo. Sullo sfondo la Tresenta. (8 Ottobre 2016)

Mentre passeggiavo sopra il Piano del Nivolet, tra i Laghi Trebecchi e il Lago Nero, questa femmina di camoscio con il suo piccolo si è fermata per un istante sulla cima di un modesto rilievo. In una frazione di secondo ho immaginato questo scatto e il titolo che avrei voluto attribuire ad esso. Mi ha ricordato una famosa scena del film “Il re leone”.

Il tutto è durato un istante. Il tempo per quest’unico click.

Nebbie autunnali sulla Valle dell’Orco

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La Valle dell’Orco dalla diga del lago Serrù (8 Ottobre 2016)

Oggi le previsioni davano tempo bello, al massimo un po’ di nuvolaglia poco significativa. Giunti in valle, però, il tempo pareva promettere ben poco di buono. Salendo, a poco a poco, abbiamo attraversato lo strato di nubi e nebbie, fino a sbucare nel sole, appena sorto di fronte a noi. I raggi ancora radenti, attraversando la nebbia, facevano risaltare le diverse quinte costituite dalle montagne. Abbiamo scattato più in fretta possibile, prima che un vento davvero gelido dissolvesse la magia di quel gioco di luci.

Finalmente autunno!

Ho detto e ripetuto spesso che, in montagna, le mie stagioni preferite sono … tutte, tranne l’estate.

Certo, i mesi estivi, in quota, offrono un po’ di sollievo dal caldo e dall’afa della pianura, danno la possibilità di effettuare scatti alle marmotte nei prati pieni di fiori, con i piccoli dell’anno che iniziano a fare capolino dalle tane, ma … non riesco a entusiasmarmi più di tanto. Troppo caos troppe persone attorno a me.

Io amo la solitudine!

Quando finalmente arriva l’autunno  la montagna torna ad una dimensione più intima, severa ed accogliente al tempo stesso. Allora l’adrenalina e la smania di salire si fanno sentire in maniera difficile da controllare, per cui … non faccio nulla per trattenermi.

Oggi il progetto era quello di salire sopra il colle del Nivolet per effettuare qualche scatto alla catena del Gran Paradiso appena imbiancata dalla prima neve, magari con un cielo interessante per via di qualche nuvola o della foschia bassa. Avevo addirittura ipotizzato di lasciare a casa il teleobiettivo. Per fortuna ho cambiato idea!

Quando sono arrivato alla mia meta ho atteso per alcune ore le condizioni giuste, ma il Grampa è rimasto sempre nascosto. L’ambiente era comunque meraviglioso: ero completamente solo, a quasi tremila metri di quota, in una zona bellissima, immerso nel silenzio più assoluto! Le nubi mi avvolgevano impedendomi di vedere a più di quattro o cinque metri, per poi aprirsi improvvisamente per qualche breve attimo e richiudersi nuovamente.

Visto che la situazione non mutava, ho deciso comunque di spingermi un po’ più avanti e, come al solito, ecco una piacevolissima sorpresa: il primo incontro ravvicinato con il gipeto! Per l’emozione non sono neppure riuscito a fotografarlo! Allora ho atteso un altro po’ e lui si è ripresentato. Questa volta ero pronto e, anche se la luce non era ottimale e c’era un po’ di foschia, ho portato a casa i miei primi scatti a questo grande avvoltoio (circa 3 metri di apertura alare), recentemente reintrodotto con successo nel parco.

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Sulla via del ritorno mi sono imbattuto in una zona ricchissima di stelle alpine, per cui non mi sono fatto scappare l’occasione per portarne a casa qualcuna (ovviamente solo in fotografia).

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Poco oltre ho incontrato un camoscio che mi scrutava con curiosità.

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Ero decisamente soddisfatto, la giornata si era conclusa nel migliore dei modi. O meglio … sembrava conclusa … .

Giunto in vista del piano del Nivolet, con il rifugio albergo Savoia quasi sotto di me, ho preso una traccia di sentiero mai percorsa e …

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… una quantità di camosci come mai ne avevo vis. Dopo essermi solo leggermente avvicinato, per non disturbarli, mi sono seduto su una roccia ed ho trascorso un’ora a guardarli, mentre brucavano serenamente l’erba autunnale.

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Che dire … l’ennesima giornata di pace e bellezza regalatami dal Gran Paradiso!

 

Il ritorno dei gruccioni!

Anche quest’anno sono tornati!
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Il gruccione (Merops Apiaster), tra gli uccelli più colorati e belli della nostra avifauna, dopo aver trascorso la maggior parte dell’anno nell’Africa equatoriale, torna puntualmente, tra aprile e maggio, per riprodursi qui da noi, scavando il nido (un cunicolo, anche di alcuni metri di lunghezza) nelle sponde in terra dei nostri fiumi. Rimane qui per pochi mesi, poi, completata la riproduzione, nel cuore dell’estate riparte con i nuovi nati, per ripresentarsi l’anno successivo.

I gruccioni hanno comportamenti e atteggiamenti curiosi  quanto interessanti: a volte sembra quasi vogliano mettersi in posa per farci divertire.

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Seguono rituali di accoppiamento molto complessi.

Il maschio cattura una preda e la porta alla femmina, che attende impaziente su un ramo. Se quest’ultima accetta il “dono”, avviene l’accoppiamento.

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Dopo la deposizione delle uova, nati i pulcini, l’attività dei gruccioni torna febbrile come nella fase che precede l’accoppiamento. Per gli adulti è un continuo lasciare il nido per cacciare, tornare con la preda, imbeccare i pulcini e ripartire.

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I giovani gruccioni attendono l’imbeccata dagli adulti.

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Gli adulti tornano con la preda …

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… imbeccano i pulcini …

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… e ripartono per una nuova caccia.