Gran Paradiso in bianco e nero

Lago Rosset

Ho già detto più volte che i mesi estivi mi fanno passare quasi del tutto la voglia di andare in montagna. Ma la “voglia di montagna” … no, quella proprio no!

Complici gli ultimi giorni di vacanze scolastiche e in attesa di riprendere le escursioni a settembre, cercando vanamente qualche vecchio scatto trascurato, ho pensato di provare a proporre una carrellata di immagini in bianco e nero. Non l’ho praticamente mai fatto, ma devo dire che, in questo modo, anche scatti che avevo sottovalutato precedentemente acquisiscono un certo interesse.

Certo, per fare un buon bianco e nero, oltre al “manico” (e qui, purtroppo, faccio come posso …) è necessario pensare molto di più prima di effettuare la ripresa. Immagini significative a colori, una volta virate in bianco e nero, perdono spesso ogni attrattiva.

Avendo pensato poco a priori, ho allora deciso di provare a vedere quali immagini, a posteriori, potessero avere comunque un senso ed ho ricavato questa serie.

Cliccando è possibile vedere le fotografie con dimensioni accettabili.

La bellezza delle piccole cose

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Quest’anno, con il cambio radicale di sistema (da Nikon a micro 4/3 Olympus), ho sperimentato anche un cambio radicale nella ricerca dei soggetti da fotografare.

Se la montagna rimane il luogo del cuore, dove vorrei andare sempre, per saziarmi di silenzio e solitudine, ho capito che la bellezza è davvero sulla porta di casa, basta cercarla!

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Il sistema Olympus, sotto questo aspetto mi ha spalancato una realtà completamente nuova: il teleobiettivo da 300 mm (che equivale a un 600 su FF, ma ha pesi e ingombri di un 70-200), con la sua minima distanza di messa a fuoco di 140 cm, permette di andare a cercare dettagli e particolari a cui prima, sinceramente, non facevo neppure caso.

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Ecco allora i colori dei fiori, in una primavera che ha offerto una profusione di papaveri! Ecco i piccoli insetti che vivono nei prati, nei campi, presso gli stagni.

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Ho davvero imparato a guardare il “piccolo mondo”, scoprendo opportunità infinite, di cui mi accorgo solo ora.

Questa è una grande ricchezza, permette di viaggiare anche rimanendo a casa, permette di esplorare, di conoscere, di apprezzare.

Molti hanno tentato di dissuadermi dal passare a un sistema apparentemente meno professionale. Con il senno di poi, sono convinto di aver fatto la scelta giusta. Il materiale Olympus è di livello qualitativo elevatissimo ed estremamente curato in ogni dettaglio; la mia percezione è quella di aver fatto un passo avanti in termini di attrezzature. Questo, quantomeno, per i miei soggetti e il mio modo di fotografare.

Gran Paradiso con sistema OLYMPUS m4/3

 

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Dopo venticinque anni di utilizzo esclusivo di materiale fotografico Nikon, da circa un mese ho deciso di operare un cambiamento radicale, finalizzato alla riduzione di costi e  pesi. Le tante salite in neve fresca degli ultimi mesi mi hanno fatto capire che, in certe situazioni, un corredo più leggero può realmente fare la differenza.

A questo punto, però, era necessario capire se e quanto una riduzione di pesi avrebbe influito negativamente sulla qualità. Ho cercato di informarmi su opzioni diverse, fino a decidere di scegliere il sistema mirrorless Olympus micro 4/3.

Perché questa scelta? Innanzitutto ho avuto modo di parlare con chi già utilizza da tempo questo materiale fotografico, poi ho contattato direttamente la casa produttrice e mi sono letto un bel po’ di recensioni in rete.

Venduto a malincuore l’ottimo Nikkon 200-400 f4 VR2 e poco dopo la meravigliosa Nikon D500, ho reinvestito tutto nel nuovo materiale (andando perfettamente in pari).

Ora utilizzo:

OLYMPUS M1 mk2

OLYMPUS 12-40 f 2.8 PRO

OLYMPUS 40-150 f 2.8 PRO

OLYMPUS 300 f4 PRO

OLYMPUS 1.4x

Dopo qualche prova nelle campagne attorno a casa, per familiarizzare con i nuovi materiali, il workshop tenuto dall’amico Bruno De Faveri (con cui collaboro) nel Parco Nazionale del Gran Paradiso è stato l’occasione per testare realmente macchina e obiettivi in situazioni per me abituali, che mi avrebbero fornito termini di paragone attendibili.

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La prima impressione è eccellente: i comandi della M1 mk2 consentono di variare le impostazioni in modo rapido e preciso. La raffica è mostruosa e permette di cogliere ogni singolo istante della scena. Le ottiche hanno una nitidezza strepitosa. A livello di qualità del file non ho notato alcun peggioramento rispetto alla D500 (ok …  la 810 che ho ancora gioca un altro campionato, infatti l’ho tenuta per usi particolari).

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Premesso che sono proprio incapace per quanto concerne la postproduzione degli scatti, credo di non aver notato limiti particolari. Lo stabilizzatore consente di scattare scene statiche ad iso bassissimi e tempi molto lenti (la foto dell’acqua del torrente Orco è a 1/2 secondo a mano libera a focale equivalente a 300 mm…).

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Il 300 può essere utilizzato quasi come un macro. avendo una distanza minima di messa a fuoco di 1.4 metri. Le ottiche sono costruite in modo accurato, sono tropicalizzate e davvero nitide.

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Forse un limite, in alcune situazioni, potrebbe essere l’aumento della profondità di campo dovuta a questioni puramente fisiche di dimensione del sensore. In alcune circostanze, peraltro, questo potrebbe addirittura essere un pregio. Certo, ottenere lo sfocato cremoso di una FF con 300 f 2.8 fisso è e forse rimarrà un’utopia. Ma non è detto … .

In conclusione, il primo impatto serio è stato davvero positivo. Vedremo gli sviluppi … .

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Finalmente … il gipeto!

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Dopo un anno di tentativi infruttuosi, un sacco di freddo, pioggia, neve e vento, oggi è stato il giorno buono.

Più che buono, direi.

E dire che quando la sveglia ha suonato la tentazione di restare a letto stava per avere il sopravvento. Ho dovuto lottare con tutte le mie forze per quasi venti minuti per convincermi a fare ancora questo tentativo.

Due ora di auto, quaranta minuti di salita con le ciaspole e, quasi subito, un gipeto alto nel cielo mi ha fatto pensare che potesse essere la volta buona. Nel frattempo sono arrivati al “posto del gipeto” alcuni giovani veterinari di Torino e, tra una chiacchiera e l’altra, è stato facile ingannare l’attesa (e imparare anche qualche cosa).

Finalmente ecco un giovane gipeto piuttosto vicino …

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… anzi no …

… sono due e per un bel po’ volteggiano insieme sopra di noi, facendosi ammirare da tutte le prospettive.

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Il più grande avvoltoio delle Alpi, quasi tre metri di apertura alare … .

Meraviglioso!

Mentre io e i miei amici ci scambiavamo commenti pieni di entusiasmo per la giornata finalmente fortunata, ho detto “ora ci vorrebbe un bel gipeto adulto!”.

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Quest’ultimo è riconoscibile per il colore più chiaro della testa e della parte inferiore del corpo.

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Detto … fatto. Eccolo! Ancora volteggi a bassa quota e poi via, planando maestosamente di fianco a noi, alla nostra altezza.

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MORALE:

  1. Non bisogna demordere quando si ha in mente un obiettivo a cui si tiene.
  2. Se si cerca di imparare qualche cosa nelle giornate più sfortunate (fotograficamente parlando), magari ciò che si è appreso torna utile al momento buono: negli scorsi tentativi avevo ragionato molto sull’esposizione da utilizzare a seconda dei diversi sfondi possibili. Oggi, apportando minime correzioni in tempo reale, in fase di ripresa, ho ottenuto gli scatti praticamente pronti, senza alcun bisogno di post produzione (se non per il passaggio dal RAW al JPEG).

Concorso internazionale “Fotografare il parco”

Da pochi giorni sono usciti i risultati di questo concorso, a cui partecipo da alcuni anni.

Anche questa volta ho avuto la fortuna di veder premiato un mio scatto, legato ai luoghi che amo da sempre: le valli e le montagne del Gran Paradiso.

Quest’anno il livello delle fotografie premiate si è decisamente alzato e il fatto che il mio scatto relativo al disgelo al lago Serrù compaia tra i vincitori mi fa davvero piacere!

Qui l’articolo e le foto premiate.

http://www.pngp.it/notizie/concorso-fotografare-il-parco-i-vincitori-della-12-edizione

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10215866752408312&id=1430782750

L’aquila e il camoscio

Oggi, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso (per l’esattezza sopra Ceresole Reale), ho assistito a una scena davvero unica: mentre stavo vanamente attendendo il gipeto, osservando un gruppo di camosci con i piccoli, improvvisamente è comparsa una coppia di aquile.

Una di esse ha quasi subito attaccato un piccolo camoscio, afferrandolo più volte e sollevandolo da terra.

Un momento emozionante, credo per molti versi unico (non tanto per l’episodio in sé, quanto per la possibilità di osservarlo a una distanza tutto sommato ravvicinata).

Sono riuscito a riprendere l’intera sequenza dell’attacco, da cui il piccolo camoscio è uscito vivo (anche se un po’ malconcio). E’ una scena di vita naturale e selvaggia, quella che vede ogni essere vivente lottare quotidianamente per sopravvivere.

Non c’è crudeltà, accade esattamente ciò che deve accadere. Non esistono solo gattini e cuccioli “pucciosi” da condividere sui social illudendosi che la vita, in tutte le sue forme, sia una specie di luna park.

Questa è la natura che amo. Vera, forte e sincera.

Le condizioni non mi hanno permesso di ottenere immagini di altissima qualità (la scena non era vicinissima, nevicava e c’era poca luce), ma ho potuto immortalare in modo più che soddisfacente un ricordo che credo rimarrà impresso per molto tempo.

(Nikon D500 con AF-S 200-400 VR II)

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