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La fotografia naturalistica … secondo me.

Fin da quando avevo sei o sette anni ho avuto il desiderio di cercare di trasmettere attraverso le immagini le emozioni che la natura suscitava in me. Erano gli anni delle prime vacanze nel Parco del Gran Paradiso. Per me ogni sasso, ogni arbusto che scorgevo in lontananza era una marmotta, un camoscio, uno stambecco. E via con le foto! Quanti chilometri di pellicola buttati … o forse no.

La delusione per quei primi fallimenti mi ha portato a voler ottenere qualcosa in più. Mi ha portato a rinunciare al motorino per la prima macchina reflex seria, mi ha portato ad investire tempo ed energie nell’avvicinarmi alla natura, frequentandola, imparando a conoscerne i tempi e le manifestazioni.

Ho così maturato a poco a poco la mia idea di fotografia naturalistica: per me fotografare la natura non vuol dire guardare prima di tutto all’aspetto tecnico, ma raccontare storie. La storia degli animali che lottano contro le intemperie sulle Alpi, la storia degli uccellini che in inverno rimangono nelle nostre campagne e con i loro colori ed il loro canto portano un po’ di vivacità nei mesi più bui. La storia degli aironi che si accoppiano e nidificano lungo i nostri fiumi e canali, cercando di salvarsi dalla presenza sempre più massiccia delle attività umane. Andare a cercare queste opportunità fotografiche vuol dire imparare a conoscere il mondo in cui viviamo, ma anche e soprattutto noi stessi. Vuol dire interrogarci su quanto stiamo perdendo, sulla nostra presunzione di essere padroni assoluti di un pianeta che forse, un giorno, potrebbe anche stancarsi della nostra presenza.

Per queste ragioni ho deciso di abbandonare totalmente gli scatti fatti ad animali in condizioni di semilibertà o di cattività. Ho frequentato Oasi naturalistiche come Sant’Alessio, interessanti dal punto di vista didattico, sono stato a fotografare i lupi e le linci al Bayerischer Wald in Germania, ma la natura è altro!

Ho fotografato il Martin Pescatore di sant’Alessio, chiuso all’interno di un’area delimitata da una rete, mentre io scattavo da dietro un vetro, in un camminamento protetto, ma ho fotografato il Martino anche lungo il torrente Scrivia. Un uccello, questa volta, libero di andare dove voleva, di posarsi o meno sul ramo che gli avevo preparato. Non c’è paragone. Ore di attesa per uno scatto di un attimo e tu devi essere pronto a cogliere l’occasione. Non sai se e quando si ripeterà.

Andare a cercare camosci e stambecchi su per le montagne, in inverno, con la neve; trovarli mentre vivono tranquilli là dove il loro istinto li porta a stare … . E scattare nonostante le mani tremino, perché dopo tanto salire il cuore scoppia ed il respiro è affannoso, le dita sono intorpidite dal freddo. Ma tu sei là dove la natura è spontanea e libera.

E sei libero anche tu …!

Questa è per me fotografia naturalistica, questa è la natura che amo e che mi dona quelle emozioni che cerco di trasmettere attraverso i miei scatti.

Di tutto ciò devo ringraziare soprattutto una persona: il mio maestro di fotografia Bruno De Faveri, grande fotografo, ma prima di tutto grande persona. Bruno mi ha insegnato e mi insegna le tecniche più adatte alle diverse situazioni, ma soprattutto mi ha trasmesso la passione e l’etica della fotografia di natura. Di tutto ciò, ma soprattutto della sua amicizia sincera e disinteressata, gli sarò sempre debitore.

Pietro Ruffini

 

4 pensieri su “Benvenuti nel blog

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