COMPITI PER LE VACANZE

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Dopo anni di scatti un po’ casuali, nel senso che fotografavo quello che capitava, senza alcun progetto da seguire, quest’anno ho deciso di darmi una serie di obiettivi da perseguire. Come già raccontato nel precedente post, in linea generale ho scelto di dedicarmi alla natura “a chilometri zero”, cioè a pochi chilometri da casa.

Chiusi i lavori della commissione d’esame di Stato, ho pensato che un buon compito per le vacanze estive sarebbe stato dedicarmi a uno dei soggetti più affascinanti e caratteristici dei nostri fiumi: il Martin Pescatore.

La sfida sarebbe stata interessante: individuare un luogo idoneo in cui la sua presenza fosse certa, posizionare un posatoio nella condizioni di luce migliori e cercare di ottenere qualche scatto significativo.

Passeggiando lungo lo Scrivia per fotografare farfalle con l’amica Diana, che da poco ha iniziato a fotografare, ma dimostra capacità e determinazione, abbiamo notato una pozza interessante e poco dopo abbiamo visto passare il Martino.

Abbiamo posizionato un posatoio e siamo tornati dopo una settimana. E lui è arrivato, offrendo fin da subito l’occasione per alcuni scatti.

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La presenza dei grossi tronchi che emergevano dall’acqua non mi convinceva del tutto, per cui ho spostato il posatoio in modo da non essere costretto a inquadrarli.

La situazione mi è subito apparsa migliore, per cui, ottenute alcune immagini soddisfacenti, ho pensato di concentrarmi su due tipologie di immagini: i tagli di luce del primo mattino e i momenti di atterraggio e stacco dal posatoio da parte del Martino (o, meglio, dei Martini, visto che sono ben tre a frequentare la zona).

Ho via via aggiustato la posizione e l’orientamento del posatoio e, alla fine, ho ottenuto quello che volevo.

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m17m18m22m23Un grazie agli amici che mi hanno tenuto compagnia nelle ore di attesa: Diana, grazie a cui ho scoperto questo posto, Filippo, Paolo, Franco e Bruno, il mio maestro di fotografia, che mi ha suggerito alcuni trucchi per rendere più interessanti le immagini.

Ed ora … avanti con nuovi obiettivi per il mese di agosto!

 

 

 

 

Wildlife a chilometri zero!

Nell’ultimo anno, oltre a un cambio radicale di attrezzatura fotografica (di cui ho già parlato in precedenti post), ho deciso, per varie ragioni, di dare una svolta al mio modo di fotografare la natura anche sul piano delle “location” e dei soggetti.

Il “km 0” va di moda, per cui ho abbracciato questa strada.

Le ragioni? In primis la considerazione che, con quanto spendo per un’uscita in montagna (non parliamo di viaggi di più giorni!), riesco a uscire sei o sette volte, moltiplicando il divertimento e la soddisfazione (le ragioni per cui fotografo). In secondo luogo ho deciso di “spremere” tutto quanto mi offre la natura dietro casa.

Tra i cosiddetti “wildlife photographers” dei nostri tempi è opinione comune che si possa fare fotografia di natura solo viaggiando in posti esotici e fotografando specie rare e pittoresche. Tutto questo è vero solo in parte. Certo, poter viaggiare e vedere ambienti e specie a cui non siamo abituati è indubbiamente gratificante e appassionante. Anche a me piacerebbe poterlo fare con costanza. È però anche vero che la natura ci riserva sorprese anche a pochi chilometri da casa. A volte (come nel caso dei tulipani selvatici gialli), a poche centinaia di metri.

Ho deciso di dedicarmi a questo genere di fotografia e ne ho ricavato emozioni inattese: fiori mai visti, albe nelle risaie, aironi in nidificazione, caprioli nei campi … .

Tornerò sicuramente in montagna, là dove davvero batte il mio cuore.Viaggerò, se potrò.Ma ho davvero imparato ad aprire gli occhi su quanto mi circonda e, forse, ho fatto un piccolo passo avanti nel mio modo di fotografare.

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Tutte le immagini sono scattate in natura, ad animali assolutamente liberi.

Ho utilizzato una fotocamera digitale Olympus OM-D E-M1 mark2, con ottiche Olympus 300 f4 PRO (per gran parte degli scatti ad animali e fiori), talvolta moltiplicato con 1.4x, Olympus 40-150 f2.8 PRO e Olympus 12-40 f2.8 PRO. Il paesaggio con arcobaleno è ripreso con ottica Venus Laowa 7.5 f2.

Ancora i “soliti” aironi …

Dopo un anno di pratica con la nuova attrezzatura Olympus Micro 4/3, ho pensato di confrontare il nuovo e il vecchio sistema attraverso una serie di scatti ad un soggetto che conosco da anni, gli aironi della Lomellina.

Questo è il periodo della nidificazione ed è interessante osservare (tenendosi a debita distanza) i diversi “rituali” che caratterizzano questo delicatissimo momento.

 

Da anni, grazie all’amico e maestro Bruno De Faveri, frequento questa garzaia, che offre spunti molto interessanti, in quanto si può scattare comodamente da una strada sterrata, sia in favore di luce, sia, al tramonto, in controluce. Sono pertanto tornato tre volte sul posto, per approfittare delle condizioni meteo migliori.

 

Quest’anno, poi, il cielo ha regalato effetti cromatici straordinari.

 

Che dire del confronto tra vecchio e nuovo sistema? Sinceramente il micro 4/3 Olympus mi stupisce: la qualità delle immagini è ottima e la leggerezza impareggiabile. Al posto dei cinque chili di peso di Nikon D810 e 200-400 f4, che imponevano spesso l’uso del treppiede, la Olympus M1mk2, con il 300 f4 pro e il moltiplicatore 1,4x, offre una estrema praticità d’uso in poco più di due chili. Tutti gli scatti sono stati effettuati a mano libera, con grandissima flessibilità operativa. L’autofocus mi ha permesso di seguire senza difficoltà il volo degli aironi e i risultati, in termini di nitidezza e cromie, sono assolutamente soddisfacenti.

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Forse in alcuni contesti e generi fotografici particolari il pieno formato offre ancora alcuni vantaggi (alle altissime sensibilità e nella gestione degli sfocati soprattutto), ma, per il mio modo di fotografare, Olympus risponde pienamente alle attese.

Non tornerei mai indietro!

Gran Paradiso in bianco e nero

Lago Rosset

Ho già detto più volte che i mesi estivi mi fanno passare quasi del tutto la voglia di andare in montagna. Ma la “voglia di montagna” … no, quella proprio no!

Complici gli ultimi giorni di vacanze scolastiche e in attesa di riprendere le escursioni a settembre, cercando vanamente qualche vecchio scatto trascurato, ho pensato di provare a proporre una carrellata di immagini in bianco e nero. Non l’ho praticamente mai fatto, ma devo dire che, in questo modo, anche scatti che avevo sottovalutato precedentemente acquisiscono un certo interesse.

Certo, per fare un buon bianco e nero, oltre al “manico” (e qui, purtroppo, faccio come posso …) è necessario pensare molto di più prima di effettuare la ripresa. Immagini significative a colori, una volta virate in bianco e nero, perdono spesso ogni attrattiva.

Avendo pensato poco a priori, ho allora deciso di provare a vedere quali immagini, a posteriori, potessero avere comunque un senso ed ho ricavato questa serie.

Cliccando è possibile vedere le fotografie con dimensioni accettabili.

La bellezza delle piccole cose

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Quest’anno, con il cambio radicale di sistema (da Nikon a micro 4/3 Olympus), ho sperimentato anche un cambio radicale nella ricerca dei soggetti da fotografare.

Se la montagna rimane il luogo del cuore, dove vorrei andare sempre, per saziarmi di silenzio e solitudine, ho capito che la bellezza è davvero sulla porta di casa, basta cercarla!

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Il sistema Olympus, sotto questo aspetto mi ha spalancato una realtà completamente nuova: il teleobiettivo da 300 mm (che equivale a un 600 su FF, ma ha pesi e ingombri di un 70-200), con la sua minima distanza di messa a fuoco di 140 cm, permette di andare a cercare dettagli e particolari a cui prima, sinceramente, non facevo neppure caso.

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Ecco allora i colori dei fiori, in una primavera che ha offerto una profusione di papaveri! Ecco i piccoli insetti che vivono nei prati, nei campi, presso gli stagni.

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Ho davvero imparato a guardare il “piccolo mondo”, scoprendo opportunità infinite, di cui mi accorgo solo ora.

Questa è una grande ricchezza, permette di viaggiare anche rimanendo a casa, permette di esplorare, di conoscere, di apprezzare.

Molti hanno tentato di dissuadermi dal passare a un sistema apparentemente meno professionale. Con il senno di poi, sono convinto di aver fatto la scelta giusta. Il materiale Olympus è di livello qualitativo elevatissimo ed estremamente curato in ogni dettaglio; la mia percezione è quella di aver fatto un passo avanti in termini di attrezzature. Questo, quantomeno, per i miei soggetti e il mio modo di fotografare.

Gran Paradiso con sistema OLYMPUS m4/3

 

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Dopo venticinque anni di utilizzo esclusivo di materiale fotografico Nikon, da circa un mese ho deciso di operare un cambiamento radicale, finalizzato alla riduzione di costi e  pesi. Le tante salite in neve fresca degli ultimi mesi mi hanno fatto capire che, in certe situazioni, un corredo più leggero può realmente fare la differenza.

A questo punto, però, era necessario capire se e quanto una riduzione di pesi avrebbe influito negativamente sulla qualità. Ho cercato di informarmi su opzioni diverse, fino a decidere di scegliere il sistema mirrorless Olympus micro 4/3.

Perché questa scelta? Innanzitutto ho avuto modo di parlare con chi già utilizza da tempo questo materiale fotografico, poi ho contattato direttamente la casa produttrice e mi sono letto un bel po’ di recensioni in rete.

Venduto a malincuore l’ottimo Nikkon 200-400 f4 VR2 e poco dopo la meravigliosa Nikon D500, ho reinvestito tutto nel nuovo materiale (andando perfettamente in pari).

Ora utilizzo:

OLYMPUS M1 mk2

OLYMPUS 12-40 f 2.8 PRO

OLYMPUS 40-150 f 2.8 PRO

OLYMPUS 300 f4 PRO

OLYMPUS 1.4x

Dopo qualche prova nelle campagne attorno a casa, per familiarizzare con i nuovi materiali, il workshop tenuto dall’amico Bruno De Faveri (con cui collaboro) nel Parco Nazionale del Gran Paradiso è stato l’occasione per testare realmente macchina e obiettivi in situazioni per me abituali, che mi avrebbero fornito termini di paragone attendibili.

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La prima impressione è eccellente: i comandi della M1 mk2 consentono di variare le impostazioni in modo rapido e preciso. La raffica è mostruosa e permette di cogliere ogni singolo istante della scena. Le ottiche hanno una nitidezza strepitosa. A livello di qualità del file non ho notato alcun peggioramento rispetto alla D500 (ok …  la 810 che ho ancora gioca un altro campionato, infatti l’ho tenuta per usi particolari).

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Premesso che sono proprio incapace per quanto concerne la postproduzione degli scatti, credo di non aver notato limiti particolari. Lo stabilizzatore consente di scattare scene statiche ad iso bassissimi e tempi molto lenti (la foto dell’acqua del torrente Orco è a 1/2 secondo a mano libera a focale equivalente a 300 mm…).

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Il 300 può essere utilizzato quasi come un macro. avendo una distanza minima di messa a fuoco di 1.4 metri. Le ottiche sono costruite in modo accurato, sono tropicalizzate e davvero nitide.

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Forse un limite, in alcune situazioni, potrebbe essere l’aumento della profondità di campo dovuta a questioni puramente fisiche di dimensione del sensore. In alcune circostanze, peraltro, questo potrebbe addirittura essere un pregio. Certo, ottenere lo sfocato cremoso di una FF con 300 f 2.8 fisso è e forse rimarrà un’utopia. Ma non è detto … .

In conclusione, il primo impatto serio è stato davvero positivo. Vedremo gli sviluppi … .

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